Chiesa di Santa Maria della Catena

La chiesa di Santa Maria della Catena è una struttura in stile gotico-catalano che si trova nei pressi della Cala a Palermo nei pressi del porto e del centro storico ed è a dieci minuti dalla nostra struttura.

Venne costruita, al posto di una piccola cappelletta, tra il 1490 e il 1520 a opera dell'architetto Matteo Carnilivari e prese questo nome poiché su un muro della chiesa era posta un'estremità della catena che chiudeva il porto della Cala. Una versione più leggendaria parla di un miracolo che nel XIV secolo fece sciogliere al sole le catene di alcuni prigionieri condannati ingiustamente, che avevano chiesto aiuto alla "Vergine delle Grazie".

All'interno sono conservate una Natività con Adorazione dei Pastori, tela del XVII secolo di autore ignoto, una Natività e un'Adorazione dei Magi, bassorilievi del XVI secolo attribuiti a Vincenzo e Antonello Gagini che scolpirono anche i capitelli delle colonne e i portali d'ingresso.

La prima cappella di destra è dedicata a Santa Brigida, con al centro una tela di pittore ignoto del XVII secolo che raffigura la santa in gloria (restaurata nel 2013), mentre ai lati e sul soffitto vi sono degli affreschi risalenti al XVIII secolo di Olivio Sozzi, che raffigurano da sinistra la Vergine che incorona santa Brigida, Santa Brigida in gloria e Cristo che le mostra il suo costato insanguinato.

La seconda cappella contiene l'accesso a un'ex-cappella votiva: la porta era l'antico ingresso della chiesa. L'affresco in questa cappella risale al XIV secolo ed è la venerata effigie della Vergine delle Grazie. In esso la Vergine tiene Gesù Bambino in braccio, che assomiglia a un adulto rimpicciolito a stazza di bambino, poiché secondo i bizantini Gesù, essendo stato sempre molto saggio, non poteva mai essere stato bambino. Ha anche la testa calva per evidenziare la sua saggezza. Ai quattro angoli della cappella si trovano le statue di quattro sante: Margherita (a sinistra dell'altare), Ninfa (a destra dell'altare), Barbara (a sinistra davanti all'affresco) e Oliva (destra). Tutte le statue sono attribuite a Giacomo Gagini al quale sono state commissionate nel 1540.

L'opera è forse l'esempio più significativo del maturare di un'interpretazione locale del Rinascimento nell'architettura siciliana e palermitana in particolare, con un connubio di elementi tardo rinascimentali e gotico-catalani.

Annessa alla chiesa vi è la casa conventuale del 1602, che dal 1844 è sede dell'Archivio di Stato.