I Quattro Canti, Corso Vittorio Emanuele, Via Maqueda

Per giungere ai Quattro Canti bisogna accedere al Cassaro da una grande porta denominata Porta Felice che si trova a due passi dal nostro B&B. Scendendo dal Cassaro, ora Corso Vittorio Emanuele possiamo ammirare la bellezza del nostro mare facendo una passeggiata al Foro Umberto detto anche Foro Italico che potete ammirare anche dalla nostra terrazza.

I Quattro Canti, o piazza Vigliena, o Ottagono del Sole, o Teatro del Sole, è il nome di una piazza ottagonale all'incrocio dei due principali assi viari di Palermo: la via Maqueda e il Cassaro, oggi Corso Vittorio Emanuele (antica via di origine fenicia, collegante l'acropoli e il Palazzo dei Normanni al mare), a metà circa della loro lunghezza.

L'intersezione delle due principali vie di Palermo, corso Vittorio Emanuele e Via Maqueda, centro simbolico e spaziale della città, è celebrato con uno slargo i cui quattro angoli sono decorati da facciate convesse di palazzi del 700' suddivisi in tre livelli ed in tre ordini, dorico, ionico e corinzio, e da quattro fontane sormontate da statue delle quattro stagioni. All'interno di nicchie, al livello superiore, si trovano le statue dei re spagnoli e, sopra questi, le sante protettrici di Palermo, ovvero Santa Cristina, Ninfa, Oliva ed Agata (che sarà sostiruita da Santa Rosalia la patrona di Palermo).

La necessità di conferire unità architettonica al­la piazza, che rappresentava il centro esatto della città entro le mura, si affacciò già prima del 1608, anno in cui il Senato affidò all’architetto fiorentino Giulio Lasso il progetto della sua sistemazione. Un preciso ed elaborato programma simbolico e iconologico sovrintese poi alla qualificazione dei Quattro Cantoni, che risultarono dagli angoli smussati.  

La parte architettonica dei quattro angoli ven­ne completata nel 1620, e intorno a quella data furono approntati i disegni per le decorazioni, ol­tre che dallo Smiriglio, da Nicasio Azzarello e da Giovanni D’Avanzato, al quale si deve l’ideazione delle fontane. Il piano iconologico dell’opera fu tuttavia elaborato dall’erudito Filippo Paruta.

As­sieme all’idea della croce di strade, cara alla cul­tura controriformistica, si tenne sempre a rimar­carne la profonda compenetrazione tra la sfera umana e quella divina,anche sul piano numerico:  il quattro è il numero dell’uomo (le stagioni, gli ele­menti, le età etc.), il tre (gli ordini sui quali si arti­colano i quattro retabli invece il numero sa­crale per definizione (tre sono infatti le persone di Dio). Il fatto che nelle ore del giorno almeno una delle quinte architettoniche sia illuminata dal sole, accresceva la considerazione dell’Ottagono qua­le luogo simbolico, e perciò si amò chiamarlo an­che, enfaticamente, “Theatro del Sole”. La piazza fu anche lo spazio deputato alle “feste” dell’effi­mero e della forca.

Il nome esatto della piazza è Piazza Vigliena (in omaggio al Viceré il cui nome completo era marchese don Juan Fernandez Pacheco de Villena y Ascalon), ma le fonti antiche la ricordano come Ottangolo o Teatro del Sole perché durante le ore del giorno almeno una delle quinte architettoniche è illuminata dal sole.